Cilento: Da Zero a un’ora #2
8 luglio 21

Meraviglie tra storia, arte e natura a un’ora di macchina dalla nostra sede di Vallo della Lucania.

di Elisa Panzariello

Il Cilento è una terra antica che custodisce angoli di natura, storia e cultura tutti da scoprire, assieme a ricette radicate ad una tradizione culinaria unica, che per la sua semplicità e genuinità è diventata nel tempo un esempio da seguire per avere uno stile di vita sano e sostenibile.

 

Roccagloriosa è un borgo delizioso steso su un crinale che divide le grandi valli del Bussento e del Mingardo. Sulla collina denominata Le Chiaie, poco lontano dal centro storico, vi sono testimonianze di civiltà risalenti agli Enotri, Morgeti e Osci ma la più importante è senza dubbio quella dei Lucani (V-IV secolo a.C.), ai quali è riconosciuta l’area urbana del Monte Capitali. Questa, conosciuta come Città di Leo, è tra le aree archeologiche pre-romane più “indagate” di tutta la Magna Grecia. Nel centro storico, vi sono due musei (l’Antiquarium e l’Antonella Fiammenghi) in cui si possono ammirare tutti i ritrovamenti provenienti dalla Città di Leo e dalle zone circostanti: i corredi funebri delle tombe monumentali e il tesoro inestimabile degli ori che rappresentano senza dubbio un’unicità di tutto il territorio.

 

Area archeologica Città di Leo
Percorrenza: 28 min (31,8 km)

Info: comune.roccagloriosa.sa.it
Area archeologica Città di Leo (Necropoli) | Foto: ©️ Elisa Panzariello

Area archeologica Città di Leo (Necropoli) | Foto: ©️ Elisa Panzariello

 

Mille curve prima di Rofrano”, cita una famosa canzone del Propaganda.Moio SocialBluesClub, un gruppo musicale tutto cilentano che si fa narratore di luoghi, tradizioni e particolarità del territorio… proprio in una di quelle curve, c’è l’ingresso del sentiero “Emmisi-Melaina“ che conduce ad un luogo magico, custode di una natura incontaminata e rara. La Forra dell’Emmisi è un vero e proprio canyon scavato dal fiume Faraone nelle rocce del flysch del Cilento, con pareti a strapiombo nell’acqua che in alcuni punti arrivano anche ad un’altezza di 30 metri. Habitat naturale della lontra e della trota, è una vera e propria oasi di pace e frescura. Nella parte sovrastante la forra, all’inizio del sentiero, si può ammirare anche una “carcara”, testimonianza degli antichi lavori che si svolgevano lungo i corsi d’acqua; le carcare erano delle vere e proprie fornaci che servivano a cuocere le pietre nelle fascine per ottenere la materia prima per la produzione di calce e terracotta.

 

Forra dell'Emmisi
Percorrenza: 49 min (37,4 km)
Info: comune.rofrano.sa.it
Forra dell'Emmisi | Foto: ©️ Elisa Panzariello

Forra dell’Emmisi | Foto: ©️ Elisa Panzariello

 

Poco distante dal borgo di Castinatelli, una piccola frazione del Comune di Futani, sorge l’Abbazia di Santa Cecilia, luogo che introduce la parte finale del Cammino di San Nilo, un itinerario di 8 tappe che da Sapri conduce a Palinuro e che rientra nel circuito dei Cammini Bizantini. L’Abbazia fu eretta nel 1022 ed è una delle testimonianze più preziose del Monachesimo italo-greco. Fu luogo di culto, (scelto dai monaci della penisola balcanica, sfuggiti alle invasioni degli Avari e degli Slavi) ma anche di istruzione e di mercato, complice il terreno fertile e ricco di macchie e boschi che rese l’Abbazia un luogo economicamente indipendente, grazie all’arte monacale dell’agricoltura e della lavorazione delle erbe officinali. Oggi è possibile visitare l’area e godere del fascino che questo luogo ha conservato nel tempo, tra gli ulivi secolari e la rigogliosa macchia mediterranea che abbracciano la piccola chiesa e i ruderi di tutti gli edifici che un tempo facevano parte dell’Abbazia.

 

Abbazia di Santa Cecilia
Percorrenza: 18 min (16,6 km)
Info: comunefutani.it

Abbazia di Santa Cecilia| Foto: ©️ Elisa Panzariello

 

Dall’Abbazia di Santa Cecilia, in poco più di 15 minuti, si arriva al borgo marinaro di Pisciotta, patria indiscussa di un piatto ormai quasi dimenticato: il cauraro. E’ qui e solo qui che si può gustare questa zuppa di verdure e pesci, grazie all’attenzione dei pisciottani e delle osterie e ristoranti del paese che continuano a proporlo nel loro menu, rispettando la ricetta antica e la stagionalità che questa richiede. Nelle reti  “selettive” per la pesca alle alici (soprannominate menaiche e tramandate fin dai tempi dell’antica Grecia), capita di trovare anche numerose sarde che, per via delle dimensioni simili alle alici, vengono catturate assieme a queste ultime. Le sarde però, a differenza delle alici, per tradizione non vengono lavorate e conservate. Ed ecco che finiscono, fresche, nelle cucine dei pisciottani per essere utilizzate al meglio. Nasce così il cauraro, una zuppa di sarde, patate, fave, piselli, cicorie e bietole selvatiche, aromatizzata infine con del finocchietto selvatico fresco. Un tempo, questo era il piatto povero per eccellenza nel borgo marinaro. Ora è una rara e strepitosa specialità.

Cauraro| Foto: ©️ Italo Orlando – Ristorante Angiolina, Pisciotta

Cauraro | Foto: ©️ Italo Orlando – Ristorante Angiolina, Pisciotta


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